
Editoriale
Se il parlare è l’immagine che balza agli occhi a prima vista, l’ascolto ne è il costante sfondo e cornice.
Come sfondo la capacità di ascoltare è meno evidente, meno spettacolare e spesso purtroppo più trascurata. In particolare si comincia a lavorare su queste capacità dal momento in cui si ricopre un ruolo di valutazione. Il valutatore ascolta l’oratore con orecchio critico cercando di individuarne punti forti e punti di miglioramento. Deve ascoltare il contenuto di ciò che viene detto, coglierne la struttura e allo stesso tempo ascoltare il linguaggio del corpo, le pause, la voce dell’oratore. Nell’indicare i punti di miglioramento deve essere in grado di percepire quello che manca, quello che non si vede, quello che avrebbe potuto essere. A tutto questo segue una sintesi di quanto ascoltato che deve indirizzare come feed-back in modo appropriato all’oratore tenendo conto di che tipo di persona si tratta, se timida e di conseguenza più bisognosa di incoraggiamento oppure più esperta e quindi capace di ricevere una valutazione più diretta. Dare la propria valutazione per iscritto ai 3-4 speakers della serata significa essere presenti totalmente nei 5-7 minuti in cui stanno parlando, senza distrarsi e concentrando la propria attenzione nel cercare di cogliere quanto detto sopra per poi darne sintesi.
Insomma un vero e proprio esercizio di ascolto che dura 20/30 minuti. E non finisce qui.
Nella sessione di improvvisazione si è chiamati a rispondere per 1 o 2 min. a delle domande fatte a bruciapelo e per riuscire a dare una risposta appropriata è necessario ancora una volta ascoltare con attenzione la domanda. Quante volte vi è capitato di distrarvi e venire chiamati proprio in quel momento?
Il ruolo di General Evaluator, chiamato a dare un feed-back a tutto l’incontro richiede invece attenzione ed ascolto per tutto il tempo, e non solo agli oratori, ma anche a quello che succede tra una sessione e l’altra e a margine dell’incontro, dalla preparazione dell’agenda ai più piccoli dettagli di preparazione della sala. In un certo senso questo ruolo richiede capacità da Sherlock Holmes: “Watson! Tu guardi, ma non osservi!”
E infine nemmeno gli oratori e chi parla possono fare a meno di praticare l’ascolto poiché non possono permettersi di perdersi i segnali di interesse, di comprensione, di reazione, di dubbio del pubblico per adattare quanto dicono e come lo dicono all’audience, correndo in caso contrario il rischio di parlare a vuoto.
Ascoltare ci permette di sapere quando intervenire e quando non intervenire, quando seguire la proposta di chi ha parlato prima di noi e quando è il caso di rompere lo schema e a ben vedere richiede maggiore energia e capacità di giudizio del semplice lasciare che il fumetto dei nostri pensieri esca dalla nostra bocca.
Un’immagine che spicca d’altra parte è ben definita, ma lo sfondo che le sta dietro può essere profondo ed infinito e non dimentichiamo che è questo che dà risalto all’immagine.
LISTENTOLEARNTOLEARNTOLISTENLISTENTOLEARN
Public Speaking quindi non è solo speaking
Ivan Ottaviani/ACG
The President
Join and Enjoy!

