
Humours Speech Contest
Cari amici, martedì 9 marzo ci sarà il nostro primo Humorous Speech Contest.
I contest offrono ai partecipanti un’opportunità per migliorare le proprie capacità nel parlare in pubblico e sfidarsi tra loro.
I contest rappresentano anche un’occasione unica per osservare i partecipanti più esperti cimentarsi, sperimentare, osare, dando il massimo mettendo a frutto tutto quello che hanno imparato negli anni in cui hanno frequentato il Toastmasters.
Come si svolge uno Humorous Speech Contest?
Ogni partecipante potrà scegliere liberamente l’argomento di cui parlare e avrà a disposizione da 5 a 7 minuti.
La squadra dei giudici valuterà per ogni discorso: contenuto (content), contenuto, esecuzione (delivery) e linguaggio (language).
Ogni sezione avrà un peso specifico: il contenuto 55% della valutazione, l’esecuzione 30% e il linguaggio 15%.
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Contributi
Cari amici,
La partita in trasferta allo IULM si è conclusa!!
Vi starete chiedendo: “L’attaccante Martina avrà segnato il suo secondo goal?!”
Eccomi pronta “in sala stampa” a raccontarvi la mia moviola!
Tutto era pronto… ottimo clima, un buon prato e un tifo da stadio, avevo con me anche i miei piccoli portafortuna che desideravo diventassero i protagonisti di quei sette importanti minuti; un caro libro d’infanzia — il Piccolo Principe — e due piantine di rosa: la prima appena sbocciata e la seconda quasi in fiore.
Grazie a loro volevo trasmettere la gioia dell’amicizia con la A maiuscola… per la quale s’impara ad “innaffiare, riparare e ascoltare” il proprio amico ogni giorno.
Arriva il momento! Volevo scendere in campo e dare il meglio di me… come se stessi per calciare il mio calcio di rigore, proprio così: perché sentivo tutta l’attesa della sala che desiderava ascoltare il discorso.
Il pallone era lì, davanti a me… prendo la rincorsa e… corro spedita pronta a fare goal!
Non c’erano né la porta né il portiere eppure, giunto il pallone, mi sono fermata; il tanto temuto blackout è arrivato: vengo parata dall’ansia e dalla memoria che mi bloccano a tirare fuori l’energia e la voglia che avevo di fare centro nel cuore di tutti gli spettatori.
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“Scrivo a poche ore dalla mia partecipazione al 9° incontro Toastmasters tenutosi ieri presso lo IULM di Milano.
Mai partecipazione è stata più casuale: ricevo un invito via Facebook dall’amico Prof. Maurizio Goetz, che ovviamente ringrazio per l’opportunità.
Leggo al volo il tema Toastmasters — Public Speaking e lo inserisco nel mio calendario (mi dico magari curano la mia “logorrea”).
Ieri sera arrivo lungo ma mi rendo conto che ho lo spazio per parteciparvi e ci vado.
Entro di conseguenza in ritardo nell’Aula Seminari e trovo una ricca platea con un eccellente oratore che da ampio sfoggio delle sue capacità.
In un atteggiamento un po’ snob ascolto e intanto invio delle mail (reali urgenze figlie di telefonate ricevute minuti prima).
L’evoluzione dell’evento prende il sopravvento sulla mia attenzione che ora è concentrata sulla partecipazione e al back-up con i miei immancabili appunti.
Non c’è nulla di unidirezionale, non c’è un atteggiamento da didattica classica: coinvolgono il pubblico.
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Editoriale
E’ appena terminato il meeting Toastmasters in IULM, è stata una bella riunione, il table topic ha coinvolto anche gli ospiti, gli speakers hanno dato discorsi interessanti, sfidandosi con un nuovo obiettivo richiesto dal manuale e hanno cercato di migliorare ulteriormente le loro abilità nel parlare di fronte ad un pubblico. Prima di chiudere l’incontro, come faccio di solito, chiedo un feed-back agli ospiti. Un ragazzo chiede sicuro la parola, si alza in piedi e commenta:- “Sì è stato molto interessante, ma…non so, ho trovato che ci fosse qualcosa di artificioso!”
Non è la prima volta che un ospite esprime un commento di questo tipo, con il timore di perdere la spontaneità ed è per questo che vorrei dare una risposta a questo annoso ed amletico dubbio che a volte tormenta chi ci fa visita.
Il nostro club è una palestra. Lo ripetiamo in continuazione perché questo è l’incredibile vantaggio e il punto di forza del Toastmasters. Una palestra non è l’arena di competizione, è il luogo dove ci si allena, dove si fa pratica, dove si sperimenta. Si ripetono sempre gli stessi movimenti o se ne imparano di nuovi mai esercitati e lo si fa finché non vengono bene.
Anche se facciamo di tutto per avere riunioni di qualità, oratori interessanti e sempre più preparati, non è nostra prima intenzione dimostrare quanto siamo bravi; questo aspetto è del tutto secondario. Prima di tutto la palestra: un luogo dove chi non ha mai parlato in pubblico può permettersi di farlo per la prima volta anche se trema come una foglia, anche se si interromperà e poi riprenderà con un grosso sospiro e quando avrà terminato riceverà un applauso di incoraggiamento. Nel secondo e terzo discorso farà sicuramente meglio e comincerà a migliorare alcuni aspetti del suo parlare in pubblico. Se prima guardava per terra, ora userà il contatto visivo, magari un po’ troppo o a scatti come il periscopio di un sottomarino. Se prima si stringeva nervosamente le mani, ora le muoverà mentre parla anche se magari ancora come un “robottino”. E così via per tutte le altre tecniche che si apprendono e che con la pratica diventeranno sempre più fluide, sempre più integrate, tanto che la persona non dovrà neppure pensarci.
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