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Archivio per febbraio 2010

Humours Speech Contest

Humours Speech Contest

Humours Speech Contest

Cari amici, mar­tedì 9 marzo ci sarà il nostro primo Humo­rous Speech Contest.

I con­test offrono ai par­te­ci­panti un’opportunità per miglio­rare le pro­prie capa­cità nel par­lare in pub­blico e sfi­darsi tra loro.

I con­test rap­pre­sen­tano anche un’occasione unica per osser­vare i par­te­ci­panti più esperti cimen­tarsi, spe­ri­men­tare, osare, dando il mas­simo met­tendo a frutto tutto quello che hanno impa­rato negli anni in cui hanno fre­quen­tato il Toastmasters.

Come si svolge uno Humo­rous Speech Con­test?
Ogni par­te­ci­pante potrà sce­gliere libe­ra­mente l’argomento di cui par­lare e avrà a dispo­si­zione da 5 a 7 minuti.

La squa­dra dei giu­dici valu­terà per ogni discorso: con­te­nuto (con­tent), con­te­nuto, ese­cu­zione (deli­very) e lin­guag­gio (language).

Ogni sezione avrà un peso spe­ci­fico: il con­te­nuto 55% della valu­ta­zione, l’esecuzione 30% e il lin­guag­gio 15%.

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Ho fatto goal!

Contributi

Con­tri­buti

Cari amici,

 La par­tita in tra­sferta allo IULM si è conclusa!!

Vi sta­rete chie­dendo: “L’attaccante Mar­tina avrà segnato il suo secondo goal?!”

Eccomi pronta “in sala stampa” a rac­con­tarvi la mia moviola!

Tutto era pronto… ottimo clima, un buon prato e un tifo da sta­dio, avevo con me anche i miei pic­coli por­ta­for­tuna che desi­de­ravo diven­tas­sero i pro­ta­go­ni­sti di quei sette impor­tanti minuti; un caro libro d’infanzia — il Pic­colo Prin­cipe — e due pian­tine di rosa: la prima appena sboc­ciata e la seconda quasi in fiore.

Gra­zie a loro volevo tra­smet­tere la gioia dell’amicizia con la A maiu­scola… per la quale s’impara ad “innaf­fiare, ripa­rare e ascol­tare” il pro­prio amico ogni giorno.

Arriva  il momento! Volevo scen­dere in campo e dare il meglio di me… come se stessi per cal­ciare il mio cal­cio di rigore, pro­prio così: per­ché sen­tivo tutta l’attesa  della sala che desi­de­rava ascol­tare il discorso.

Il pal­lone era lì, davanti a me… prendo la rin­corsa e… corro spe­dita pronta a fare goal!

Non c’erano né la porta né il por­tiere eppure, giunto il pal­lone, mi sono fer­mata; il tanto temuto blac­kout è arri­vato: vengo parata dall’ansia e dalla memo­ria che mi bloc­cano a tirare fuori l’energia e la voglia che avevo di fare cen­tro nel cuore di tutti gli spettatori.

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La mia prima esperienza con la valutazione

24 febbraio 2010 Angelo Mascaro Nessun commento
Contributi
Con­tri­buti

Quando ero all’università, il momento più bello di ogni corso era quello dell’esame. L’atleta si allena anni per gareg­giare alle olim­piadi ed ambi­sce a salire sul podio. Lo stu­dente segue le lezioni, stu­dia, dedica molto tempo ad impa­rare e dopo tanto lavoro merita anche lui il suo pre­mio. L’esame per me era quel pre­mio: il rico­no­sci­mento del mio impe­gno. Certo, si affronta la prova con ansia ed un po’ di paura, ma si guarda all’obiettivo e si dà il mas­simo per poter indos­sare la meda­glia intorno al collo. La meda­glia, per lo stu­dente, è il bel voto sul libretto.

Ana­lo­ga­mente, a Toast­ma­sters vivo il momento della valu­ta­zione come la ricom­pensa per lo sforzo soste­nuto. È dif­fi­cile tro­vare le parole per descri­vere il pia­cere che ho pro­vato a leg­gere le valu­ta­zioni del mio ice brea­ker. Sap­piate che è stato bel­lis­simo e, cari col­le­ghi Toast­ma­sters, voglio rin­gra­ziarvi tutti di cuore. Ognuno di voi ha saputo cogliere qual­cosa di diverso, ha saputo inco­rag­giarmi e con­si­gliarmi, ma soprat­tutto da mol­tis­simi di voi ho rice­vuto un gran­dis­simo pre­mio: aver rico­no­sciuto alcune delle qua­lità che per me è impor­tante pos­se­dere. Voi, che mi cono­sce­vate da poco tempo, mi avete fatto un grande dono e di que­sto voglio ringraziarvi.

Venerdì scorso, sulla mia bacheca di Face­book, il mio alter ego vir­tuale “Esprime gra­ti­tu­dine per le oppor­tu­nità che la vita gli offre e per le per­sone che mette sul suo cam­mino.” Bene, amici, quelle per­sone siete pro­prio voi: sono felice di avervi incontrato.

Angelo Mascaro
Club Member 

Public speaking, parliamone…

24 febbraio 2010 Elena Casti Nessun commento
Testimonianze, interviste e feedback

“Scrivo a poche ore dalla mia par­te­ci­pa­zione al 9° incon­tro Toast­ma­sters tenu­tosi ieri presso lo IULM di Milano.

Mai par­te­ci­pa­zione è stata più casuale: ricevo un invito via Face­book dall’amico Prof. Mau­ri­zio Goetz, che ovvia­mente rin­gra­zio per l’opportunità.
Leggo al volo il tema Toast­ma­sters — Public Spea­king e lo inse­ri­sco nel mio calen­da­rio (mi dico magari curano la mia “logor­rea”).

Ieri sera arrivo lungo ma mi rendo conto che ho lo spa­zio per par­te­ci­parvi e ci vado.

Entro di con­se­guenza in ritardo nell’Aula Semi­nari e trovo una ricca pla­tea con un eccel­lente ora­tore che da ampio sfog­gio delle sue capacità.

In un atteg­gia­mento un po’ snob ascolto e intanto invio delle mail (reali urgenze figlie di tele­fo­nate rice­vute minuti prima).

L’evoluzione dell’evento prende il soprav­vento sulla mia atten­zione che ora è con­cen­trata sulla par­te­ci­pa­zione e al back-up con i miei imman­ca­bili appunti.

Non c’è nulla di uni­di­re­zio­nale, non c’è un atteg­gia­mento da didat­tica clas­sica: coin­vol­gono il pubblico.

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Spontaneità vs. Artificiosità

24 febbraio 2010 Ivan Ottaviani Nessun commento
Editoriale

Edi­to­riale

E’ appena ter­mi­nato il mee­ting Toast­ma­sters in IULM, è stata una bella riu­nione, il table topic ha coin­volto anche gli ospiti, gli spea­kers hanno dato discorsi inte­res­santi, sfi­dan­dosi con un nuovo obiet­tivo richie­sto dal manuale e hanno cer­cato di miglio­rare ulte­rior­mente le loro abi­lità nel par­lare di fronte ad un pub­blico. Prima di chiu­dere l’incontro, come fac­cio di solito, chiedo un feed-back agli ospiti. Un ragazzo chiede sicuro la parola, si alza in piedi e com­menta:- “Sì è stato molto inte­res­sante, ma…non so, ho tro­vato che ci fosse qual­cosa di artificioso!”

Non è la prima volta che un ospite esprime un com­mento di que­sto tipo, con il timore di per­dere la spon­ta­neità ed è per que­sto che vor­rei dare una rispo­sta a que­sto annoso ed amle­tico dub­bio che a volte tor­menta chi ci fa visita.

Il nostro club è una pale­stra. Lo ripe­tiamo in con­ti­nua­zione per­ché que­sto è l’incredibile van­tag­gio e il punto di forza del Toast­ma­sters. Una pale­stra non è l’arena di com­pe­ti­zione, è il luogo dove ci si allena, dove si fa pra­tica, dove si spe­ri­menta. Si ripe­tono sem­pre gli stessi movi­menti o se ne impa­rano di nuovi mai eser­ci­tati e lo si fa fin­ché non ven­gono bene.

Anche se fac­ciamo di tutto per avere riu­nioni di qua­lità, ora­tori inte­res­santi e sem­pre più pre­pa­rati, non è nostra prima inten­zione dimo­strare quanto siamo bravi; que­sto aspetto è del tutto secon­da­rio. Prima di tutto la pale­stra: un luogo dove chi non ha mai par­lato in pub­blico può per­met­tersi di farlo per la prima volta anche se trema come una foglia, anche se si inter­rom­perà e poi ripren­derà con un grosso sospiro e quando avrà ter­mi­nato rice­verà un applauso di inco­rag­gia­mento. Nel secondo e terzo discorso farà sicu­ra­mente meglio e comin­cerà a miglio­rare alcuni aspetti del suo par­lare in pub­blico. Se prima guar­dava per terra, ora userà il con­tatto visivo, magari un po’ troppo o a scatti come il peri­sco­pio di un sot­to­ma­rino. Se prima si strin­geva ner­vo­sa­mente le mani, ora le muo­verà men­tre parla anche se magari ancora come un “robot­tino”. E così via per tutte le altre tec­ni­che che si appren­dono e che con la pra­tica diven­te­ranno sem­pre più fluide, sem­pre più inte­grate, tanto che la per­sona non dovrà nep­pure pensarci.

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