
Contributi
La prima volta che mi sono ritrovata a effettuare una valutazione ero piuttosto preoccupata: sarei riuscita a cogliere tutte le sfumature? Sarei stata capace di essere oggettiva e dare allo speaker degli spunti di miglioramento e un incoraggiamento a proseguire?
Si trattava un icebreaker, in quella particolare occasione, ho avuto l’impressione di non essere riuscita a fare granché: la persona che dovevo valutare era in grande difficoltà a causa della sua emotività e il discorso, pur preparato, non era stato fluido. Quando mi sono ritrovata a dare il feedback, l’unica cosa che mi sono sentita di fare è stata quella di complimentarmi per il coraggio di aver comunque affrontato una situazione di grande disagio personale, affrontando il discorso in una lingua che non era la sua lingua madre e mi sono concentrata sul soggetto: le sfide che lo speaker aveva affrontato nella vita e nel preparare l’icebreaker (e non erano poche).
Quella persona si era davvero sfidata tanto e ho pensato che il minimo che potessi fare fosse riconoscerle lo sforzo fatto e incoraggiarla a tornare e dare altri discorsi. Purtroppo questo non è avvenuto e per me è stato davvero un dispiacere; avrei voluto seguirne la crescita nel club…
Anche quando si è valutati non è semplice: il 10 novembre scorso, ho affrontato il 7° discorso del manuale di Competent Communication: il titolo del progetto era “Research your topic”. Avevo deciso di parlare del volontariato e della mia esperienza personale in quell’ambito.
Ho fatto la mia bella ricerca su internet e anche in ABIO, l’associazione di volontariato di cui faccio parte da un anno. Poichè però le cifre a me vanno strette e non avevo nessuna voglia di fare un mero elenco di numeri e statistiche, come in tutti gli altri discorsi che ho finora affrontato, ho deciso di dare un taglio molto personale al progetto.
Una volta pronto il discorso, come avevo già fatto per i 6 precedenti, ho inviato il mio pezzo a Ivan Ottaviani – che è stato il mio mentor – chiedendo un feedback con una sensazione di disagio e una domanda di sottofondo che non mi abbandonavano: avevo davvero centrato l’obiettivo? La risposta di Ivan non si è fatta attendere e il mio dubbio non si era affatto dissipato, anzi! Ormai era tardi per cambiare il discorso e così mi sono presentata rassegnata alla possibilità che il mio valutatore mi dicesse: “Non hai centrato l’obiettivo, lo speech è da rifare” invece… non è andata così.
Anche se l’inizio del discorso poteva sembrare fuorviante rispetto al suo dipanarsi, in realtà la ricerca è emersa pur inserita nelle pieghe della “narrazione” e – alla fine – ho scoperto che ero riuscita a centrare l’obiettivo per il rotto della cuffia!
Come ho vissuto la mia valutazione? Bene. Ho ottenuto spunti interessanti sia dal mio valutatore, sia da coloro che mi hanno consegnato i fogli di valutazione compilati; sono tutti spunti che mi saranno utili per la preparazione del prossimo progetto: “Get comfortable with Visual Aids”…
Intanto, non vedo l’ora di svolgere per la prima volta il ruolo di General Evaluator. Sarò all’altezza?
Maria Elena Casti
VP Public Relations

